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AVENTINO

Storia:

 

NOME
Aventino, rione Ripa (cioè "riva") è l'abbreviazione di Ripa Grande, il principale porto fluviale di Roma, abbandonato nel XIX secolo, che sorgeva su entrambi i lati del Tevere. Solo il lato orientale appartiene a questo rione, essendo quello occidentale compreso nel territorio di Trastevere (Rione XIII).

Nel Medioevo questo era l'undicesimo distretto di Roma, chiamato Regio Ripe et Marmorate; il secondo nome faceva riferimento al tratto di riva sotto il colle Aventino dove, sin dall'età imperiale, blocchi grezzi di diverse qualità di marmo (marmora) portate a Roma dall'Oriente venivano stivate in una vasta area di deposito, l'emporium.

STEMMA
Un timone di nave, in riferimento all'antico porto.

CONFINI
L'Isola Tiberina; lungotevere dei Pierleoni; lungotevere Aventino; piazza dell'Emporio; via Marmorata; via M.Gelsomini; piazza Albania; viale Aventino; via dei Cerchi; via di S.Teodoro; via dei Fienili; piazza della Consolazione; via della Consolazione; via del Foro Olitorio; piazza Monte Savello.

il Circo Massimo, col colle Palatino sullo sfondo

ELEMENTI DI INTERESSE
(i numeri neri fra parentesi quadre nel testo si riferiscono alla pianta qui a destra)


Nella parte più settenrionale di Ripa, dove il rione confina col Campidoglio, sono state trovate tracce di insediamenti pre-romani, rivelando che quest'area era già abitata prima che la città venisse fondata.

l'Isola Tiberina
Nei primi anni dell'età imperiale qui sorgevano alcune ville, ma a partire dal V secolo le invasioni barbariche ne determinarono la distruzione, e questi terreni vennero lasciati pressoché deserti, con l'eccezione di qualche convento sul colle Aventino.
Durante il Rinascimento, cominciò a comparire un certo numero di piccoli mulini fluviali poggianti su imbarcazioni attraccate presso l'Isola Tiberina.

Il porto di Ripa Grande [1] divenne attivo verso il XVI secolo; nonostante questa risorsa, i pochi abitanti della zona erano quasi esclusivamente pescatori. Le case piuttosto modeste e un numero di depositi per lo stivaggio delle merci costituivano gli unici fabbricati dei dintorni. Quando nel 1870 il porto venne completamente dismesso per la realizzazione dei muraglioni lungo le rive del fiume, onde prevenire ulteriori inondazioni, la maggior parte della gente abbandonò il rione, e le vecchie case furono demolite. Nel 1921 la sua parte meridionale venne divisa per creare il ventunesimo rione, San Saba.

Ripa Grande nel XVIII secolo (stampa di G.B.Piranesi)

Oggi Ripa è un'area archeologica per buona parte della sua estesa superficie.
Fra i molti elementi di interesse è il sito del famoso Circo Massimo [2], l'arena per le corse delle bighe più antica e importante di Roma, situata alla base del colle Palatino, ora ridotta semplicememnte ad un lungo campo ovale dai lati scoscesi (dove si trovavano gli spalti per il pubblico).


piazza Bocca della Verità
i Templi di Vesta (a sin.) e della Fortuna Virile (destra)
Edifici meglio conservati, presso la riva del fiume, sono due piccoli templi [3] del II secolo aC, i cui nomi vennero originariamente confusi ma sono tutt'ora quelli usati: il cosiddetto Tempio di Vesta, in realtà dedicato ad Ercole, di forma cilindrica, e il Tempio della Fortuna Virile, che era sacro a Portunus (una divinità fluviale).

Sul lato opposto della strada, sotto il portico della chiesa medioevale di S.Maria in Cosmedin, si trova uno dei simboli di Roma, conosciuto come Bocca della Verità [4]: è una grossa pietra rotonda, effigiante un volto grottesco in rilievo con fori per gli occhi e il naso, e un'apertura più ampia per la bocca. Forse solo la copertura di un chiusino romano, nei secoli scorsi si riteneva che se un mentitore avesse inserito la mano nella bocca della pietra, quest'ultima gli avrebbe impedito di ritrarla. E questa "prova" è ancora oggi una tappa imperdibile per tutti i turisti.

Accanto alla chiesa è un'interessante complesso che comprende due archi romani [5]. Il più grande è l'Arco di Giano, o più propriamente Giano Quadrifronte, con un fornice su ciascuno dei quattro lati. Il suo nome viene spesso collegato alla divinità romana Giano - che di teste ne aveva solo due! - mentre nell'antica Roma il janus era in realtà un passaggio coperto che sorgeva al centro degli incroci fra strade importanti.

la Bocca della Verità
via del Velabro
il Giano Quadrifronte
Il più piccolo è l'Arco degli Argentieri, cioè "dei cambiavalute", che lo fecero costruire in onore dell'imperatore Settimio Severo (III secolo dC); i suoi pilastri mostrano segni di danni probabilmente arrecati durante il Medioevo dai cercatori del tesoro che, secondo una leggenda, i cambiavalute romani avrebbero sepolto in questo luogo.
Adiacente all'arco è la chiesa di S.Giorgio al Velabro (VI secolo, ricostruita nei secoli XII-XIII), che sorge sul sito dell'antico Velabrum, la palude dove si dice vennero trovati i due mitici gemelli Romolo e Remo, allevati da una lupa.

Sulla sommità del colle Aventino (metà meridionale di Ripa), dove durante le Crociate i Cavalieri Templari ebbero la propria sede in Roma, si trova S.Sabina [6], una delle chiese altomedioevali più belle e meglio conservate, restituita al suo aspetto del V secolo grazie ad un notevole lavoro di restauro.
Da un piccolo parco pubblico al lato della chiesa, chiamato Giardino degli Aranci, la vista si estende dalla cima del colle sulla città di Roma.


Sull'altro lato di S.Sabina, quasi in fondo alla strada, si trova una villa che appartiene al Priorato di Malta [7]. Il portone ha un piccolo foro al quale tanto i romani che i turisti amano porre l'occhio: da questo insolito punto di vista si apprezza in lontananza la cupola di S.Pietro, in fondo ad una pittoresca galleria formata da alberi.

il "foro" dell'Aventino

Ai piedi del colle Aventino nulla resta dell'antico porto di Ripa Grande, tranne una semplice rampa di scale che raggiunge il pelo dell'acqua, sulla riva opposta del fiume (ufficialmente di pertinenza di Trastevere Rione XIII). Qui si trova la Fontana del Timone [8] (1927), fontanella rionale, che mostra lo stemma di Ripa.